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Lo storytelling aziendale

Chi fa marketing sa bene quanto è fondamentale il contenuto. Allo stesso tempo sa quanto è difficile costruire delle storie. Bisogna investire e studiare per poter costruire delle narrazioni avvincenti. Il “capitale narrativo” è quella cifra da investire per generare attenzione online.

Se si fa storytelling bisogna organizzarsi, bisogna avere determinate competenze che si possono avere in azienda oppure si possono prendere sul mercato affidandosi a professionisti del settore. Serve la capacità di costruire un mondo narrativo. Fare storytelling senza questi fattori è impossibile.

Attualmente viviamo in una dimensione sociale narrativa in cui le aziende sono costrette a raccontarsi. Viviamo in un tempo narrativo e il racconto è diventato un modello di comunicazione, un paradigma. Chiunque oggi è chiamato a raccontarsi e deve saperlo fare. Tutti devono fare storytelling ma non tutti sono capaci di farlo. Proprio perché non tutti sono capaci di organizzarsi, di strutturarsi e di formarsi con le competenze necessarie, molto spesso viene abbandonata la strada dello storytelling aziendale commettendo un grande errore.

Per molte aziende fare storytelling è gestire il blog aziendale con un contenuto a settimana, magari di scarso valore e senza alcun piano editoriale. A quel punto succede che i racconti si sgonfiano, perdono di potere, perdono di interesse, perdono il loro significato profondo. Perdono completamente di efficacia in questo modo. L’obiettivo dello storytelling è quello di creare aziende iper produttrici di contenuti.

Dobbiamo sempre stare attenti al racconto sociale e alle tematiche rilevanti nella nostra società, attraverso cui poi i racconti si incarnano. È un monito a stare attenti a quello che ci succede intorno. È molto faticoso costruire le storie, bisogna investire tempo e denaro, servono le giuste competenze. Indipendentemente dal fatto se bisogna lavorare su un marchio, una persona o un prodotto, il capitale narrativo ha un costo e delle esigenze. La narrazione deve sempre avere un risvolto sociale.

Quando scegliamo uno storyteller per la nostra azienda, dobbiamo chiederci di fronte a che tipo di storyteller ci troviamo: abbiamo di fronte uno storyteller strategico? Uno storyteller di contenuti? Siamo di fronte a un visual storyteller, o a un media storyteller? O media-narrative designer? Se si vuole fare storytelling in modo professionale c’è bisogno di gruppi di lavoro, con queste competenze evolute messe insieme. Ogni professionista dovrebbe scegliere che tipo di storyteller essere, diventare bravo in una delle diverse aree e poi, invece, ricercare in altre figure le restanti competenze che gli possono servire per creare una narrazione a 360 gradi. Queste competenze si possono suddividere in 4 macro-aree di abilità che sono: la strategia con la quale si costruisce un racconto, la capacità di costruire i contenuti, la costruzione degli immaginari anche visivi, e poi la competenza dell’adattamento del design narrativo sui media. Oggi siamo tutti storyteller perché tutti siamo chiamati a raccontarci, ma in pochi hanno le competenze narrative giuste per farlo. Quindi bisogna coltivare le competenze narrative, bisogna formarsi.

Bisogna saper decidere dove fare storytelling: se farlo e applicarlo in un’organizzazione, se farlo e applicarlo su un individuo o se farlo e applicarlo su un gruppo di lavoro, che sono tre dimensioni diverse per le possibilità che abbiamo di raccontarci. Oggi lo storytelling ha una dimensione individuale, perché sono gli individui che possono raccontarsi, una dimensione di team, una dimensione sociologica, perché possono essere organizzazioni che si raccontano, e una dimensione giuridica, perché possono essere le aziende a raccontarsi. Individuo, organizzazione, azienda, sono tre livelli in cui oggi lo storytelling può essere declinato.

Un racconto insomma espande il nostro capitale narrativo, emoziona gli altri, erode quote di attenzione ai competitor, ci difende dalle guerre simboliche e invoglia i nostri interlocutori a conoscere, capire e persino amare la nostra storia partecipandovi.

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